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Come si è avuta più volte occasione di dire, Samugheo è un paese fortemente legato alle sue tradizioni, rimaste quasi intatte anche per il suo lungo isolamento geografico. Molto caratteristico è il costume femminile della festa; il copricapo soprattutto è unico nel suo genere ed è formato da quattro fazzoletti (che anticamente dovevano essere sette) arrotolati e avvolti intorno al viso della donna così da lasciarne in evidenza pochi tratti.
Molto suggestivi i festeggiamenti in onore dei santi venerati dai Samughesi e il carnevale con le sue maschere tipiche. Le feste iniziano il 17 e il 20 gennaio con l'accensione degli enormi falò, realizzati con ceppi offerti da tutti i paesani, in onore di Sant'Antonio e di San Sebastiano. A febbraio le strade si animano per i riti del Carnevale, uno dei più caratteristici della Sardegna, che vede protagoniste le maschere dei Mamutzones, coperti da pelli di capra, alte maschere di sughero con grandi corna, vibranti campanacci sulle spalle e il viso tinto di nerofumo. Essi danzano intorno a S'Urtzu, metà caprone e metà uomo, vittima da soggiogare tormentata da Su Omadore, il suo guardiano, dotato di bastone, catena e pungolo per portarlo al sacrificio. Il significato della maschere samughesi si lega al sacro e al profano insieme, rappresentando una probabile memoria degli antichi riti dionisiaci.
Il 7 luglio è la volta di San Costantino, in onore del quale si tiene una piccola Ardia, ovvero una corsa rituale a cavallo intorno alla chiesa di San Basilio.
Il primo settembre si tiene un'altra delle feste più antiche di Samugheo, quella di San Basilio, che vede la processione col trasporto del simulacro per le vie del paese e un palio cui partecipano cavalieri provenienti anche dalle borgate vicine. L'8 settembre invece presso la chiesetta campestre omonima si tengono i festeggiamenti in onore di Santa Maria, anch'essi con un palio di cavalli.
Dal 9 agosto al 10 settembre il paese diventa meta di migliaia di turisti per l'apertura della Mostra dell'Artigianato, che espone i prodotti locali lavorati su ferro, legno e i famosi tessuti.
Ultima sagra dell'anno è ad ottobre quella del pane, dove vengono ricordate le antiche tecniche della panificazione con degustazione finale. Le tipologie di pane sono le più svariate, si va da "sa farrighinjiada" (una pagnotta allungata con un foro al centro), a "sa fresa o pistoccu"(una spianata dalla forma tondeggiante), a "su tzicchi" (con decorazioni che variano a seconda della festività) a "sa coccoa cun bedra" (fatto nel periodo in cui si ammazza il maiale, perché per farlo è necessario lo strutto, e a volte viene farcito con ricotta o uvetta).
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